produzioni video

Il video dell’esame alla prostata di Mike Rowe

16 ottobre 2018 comunicazione video

Un video reale aggancia l’immaginazione dell’utente meglio di quanto possano fare millemila fiction con effetti speciali stratosferici.
La realtà paga. Una produzione video sincera abbatte le barriere della noia.

Nicco

Nicco

Conosce tutti i modi (più uno) per usare i video nella comunicazione

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Un video reale aggancia l’immaginazione dell’utente meglio di quanto possano fare millemila fiction con effetti speciali stratosferici.
La realtà paga. Una produzione video sincera abbatte le barriere della noia.

Lui è Mike Rowe, il conduttore del seguitissimo Dirty Jobs, in onda su Discovery Channel e su DMAX.
Il video è tutto quello che ho scritto nel titolo
Niente di meno che un vero esame alla prostata, live!
Il committente è un’associazione no profit, Zero-The End of Prostate Cancer, impegnata nel comunicare dell’importanza di questo esame.

L’importanza della realtà nella produzione degli ambient video

Ok, il copy è gustoso e brillante e il protagonista è una star conosciuta dai più, ma il motivo che ci spinge a non distogliere lo sguardo dallo schermo è quel senso di reale che avvertiamo ogni secondo in più che l’inquadratura si apre.

Quando parliamo di Ambient Video (questo non lo è) parliamo proprio di questo. Costruire una storia e immaginare un format video che possano acchiappare l’utente grazie alla semplice caratteristica della sincerità: “Hei ragazzi, quello che state per vedere è successo veramente”

Nella storia del cinema ci sono millemila esempi di registi che hanno chiesto ai propri attori di poter riprendere la realtà. Dalle scene di azione con Tom Cruise che schifa gli stuntman fino alle scene di sesso in Antichrist, dettate da quel pazzeriello di Lars von Trier.
Il “problema” del cinema però sta proprio nella sua promessa iniziale: ti mostrerò un mondo fantastico e irreale in cui ti perderai per qualche ora. Se non vai a vederti un documentario, quando ti siedi sulle poltrone di velluto rosso sai già che quello che stai per vedere è finzione.

Nell’advertising questo muro iniziale non c’è. Non c’è soprattutto quando la comunicazione è attuata sui social, un mondo liquido e velocissimo in cui è talvolta persino difficile stabilire se una notizia sia vera o un fake.
Ecco allora che la scelta di spostare la creatività del video dalla regia alla costruzione autoriale prende sempre più piede.

Non pensate che sia più semplice, ma fidatevi, a parità di budget è molto più efficace.

Nel video in questione gli autori hanno anche voluto inserire una chicca metalinguistica, Mike Rowe vi offre la possibilità, se siete abbastanza malati di poter premere quel bottone rosso in basso a destra e riguardare tutto il video dalla prospettiva inversa (quella posteriore).

Non so spiegarvi perchè.
Non so darvi una vera motivazione.
Ma io l’ho clikkato.
Più volte.
Socchiudendo gli occhi con un misto di paura e un imbarazzo.
La ricompensa però è stata grande.
La creatività pura è un regalo che non va in onda tutti i giorni sui nostri schermi.

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